Diaframma, Tempi e Sensibilità le tre grandezze base per scrivere con la luce

La parola fotografia deriva dall’unione di due parole greche photòs (luce) e graphòs (scrittura) da cui “Scrivere con la luce”.

Per poter scrivere con la luce abbiamo la necessità di avere un elemento sensibile alla luce. Sia questo chimico (la pellicola) o elettronico (il sensore).

Quando l’elemento sensibile viene colpito da una luce sufficiente a registrare l’immagine si dice che viene impressionato.

La sensibilità

La capacità dell’elemento sensibile di essere impressionato da una maggiore o minore quantità di  luce viene chiamata sensibilità.

Sono state create diversi standard per indicare la sensibilità ma l’unico attualmente utilizzato è lo standard ISO.

Progressione della scala riferita allo standard ISO:

…25-50-100-200-400-800-1600…

Come si vede la scala è fatta in modo che il valore di ogni step sia il doppio di quello che lo precede.

Al crescere della scala aumenta la sensibilità dell’elemento sensibile e pertanto è necessaria una quantità di luce minore per poter scattare la fotografia. La luce necessaria si dimezza o si raddoppia ad ogni step della scala. In altre parole se a 100 ISO è necessaria una determinata quantità di luce a 200 ISO ne basta la metà mentre a 50 ISO ne serve il doppio.

 

Il diaframma.

Per far arrivare la luce sul nostro elemento sensibile che sta in una scatola chiusa (la macchina fotografia) è necessario un foro. Questo foro ha un diametro che viene chiamato diaframma.

A meno che voi non fotografiate con un foro stenopeico la vostra macchina avrà un foro abbastanza grande su cui viene innestato un cilindro(obbiettivo) che possiede all’interno delle lenti e nella parte finale (la più vicina alla macchina) un foro a grandezza variabile creato da delle lamelle. Questo è il diaframma dell’obbiettivo attraverso cui passa la luce diretta all’elemento sensibile.

Il foro del diaframma si ingrandisce (in tal caso si dice che si apre) o si rimpiccolisce ( in tal caso si dice che si chiude)  a secondo che si voglia far passare più o meno luce.

Il movimento del diaframma non è continuo ma a passi che vengono costruiti secondo la scala:

….2,8-4-5.6-8-11-16….

Come per la scala delle sensibilità ogni passo indica il dimezzamento od il raddoppio della quantità di luce che passa.

La luce fatta passare dal diaframma a 5.6 si dimezza per il diaframma 8 e raddoppia per il diaframma 4.

La scala dei diaframmi è in f/stop per cui per indicare il valore 5.6 scriviamo f/5.6, per il valore 8 scriviamo f/8 e così via.

 

Il tempo.

L’ultima variabile è il tempo. E con questo indichiamo per quanto tempo l’elemento sensibile dovrà essere esposto alla luce.

Come per il diaframma e la sensibilità anche per il tempo esiste una scala. L’unità di misura base è il secondo. Ed i tempi più brevi del secondo si indicano mediante una frazione.

1/25, 1/50, 1/100, 1/200…….

Come le altre scale i passi della scala dei tempi sono fatti in modo da dimezzare/raddoppiare il tempo di esposizione alla luce.

Per cui se ad 1/100s passerà una determinata quantità di luce ad 1/50s ne passerà il doppio ed ad 1/200s ne passerà la metà.

 

L’esposizione.

La quantità di luce necessaria per impressionare l’elemento sensibile viene detta esposizione.

L’esposizione è quindi data dalla sensibilità (quanta luce necessita per ottenere una fotografia) e dalla coppia tempo/diaframma che determina quanta luce raggiungerà l’elemento sensibile.

Perché parlo di coppia?

Se per una fotografia correttamente esposta a 100 ISO serve la luce fatta passare dal diaframma f/5.6 con il tempo di 1/100s avrò la stessa esposizione con il diaframma f/4 ad 1/200s e con il diaframma f/8 ad 1/50s. (l’esempio classico e quello di un rubinetto (il diaframma) che lascia passare in un secondo acqua sufficiente per riempire una vaschetta (la nostra sensibilità). Raddoppiando la portata del rubinetto (aprendo il diaframma) avrò bisogno della metà del tempo (1/2s) per riempire la mia vaschetta mentre dimezzando la portata del rubinetto (chiudendo il diaframma) avrò bisogno del doppio del tempo (2s) per riempire la vaschetta).

Come si vede le tre grandezze sono strettamente collegate tra di loro. La variazione di una delle tre comporta anche la variazione di almeno una delle altre due.

Se ho una esposizione corretta a 100 ISO f/5.6 1/100s avrò ancora una esposizione corretta a

200 ISO f/8 1/100s
200 ISO f/5,6 1/200s
100 ISO f/8 1/50s

E queste sono solo alcune delle combinazioni possibili.

Per quale motivo utilizzare una combinazione piuttosto che un’altra esula da questo articolo ma pubblicherò presto un altro post dove cercherò di spiegare gli effetti delle varie combinazioni.